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    Neuroriabilitazione e Covid-19: vicini ai pazienti anche da remoto

    Coronavirus e danni neurologici: una conferma

    La pandemia di Covid-19 ha cambiato la nostra quotidianità in maniera tanto radicale e repentina, contagiando ormai diversi milioni di persone a livello globale. Questo lasso di tempo, insieme alla diffusione del virus, ha permesso di studiare a fondo la patologia, non solo analizzando il virus e il suo RNA per mettere a punto una serie di vaccini, ma anche individuando le sue manifestazioni, dalle più gravi, principalmente a carico dell’apparato respiratorio, a quelle più persistenti e non meno pericolose, rappresentate dalla componente neurologica.

    Il Covid-19 è, nei casi più gravi, caratterizzato dall’ormai nota “tempesta citochinica”, una risposta abnorme del sistema immunitario che determina uno stato di infiammazione sistemico. In ambito neurologico, inoltre, abbiamo riscontrato alcuni sintomi non dovuti alla risposta immunitaria, bensì al Covid-19 stesso; si pensi, per esempio, alla perdita dell’olfatto e del gusto, che è divenuta un sintomo tipico della malattia.

    L’impatto del SARS-CoV-2 sul sistema nervoso non è stato una sorpresa per la comunità scientifica: una review, pubblicata dalla rivista Lancet Neurology a settembre 2020, ha riportato numerose evidenze in merito al fatto che altri coronavirus (in tutto ne sono stati identificati 6) sono in grado di infettare l’essere umano e di influire sul sistema nervoso centrale e periferico.

    Gli effetti indiretti della pandemia sui pazienti neurologici

    Nel caso del Covid-19, provocato dall’infezione da SARS-CoV-2, il virus può determinare condizioni neurologiche anche gravi che richiedono un intervento immediato:

    • ictus ischemici ed emorragici, direttamente riconducibili al Covid-19;
    • encefalopatie, ossia infezioni a carico dell’encefalo;
    • encefalomieliti, che hanno ripercussioni anche sul midollo spinale.

    In questi casi, gravi e non rari, ci si è resi conto della carenza di percorsi appropriati per il trattamento in continuità. La mancanza di un “filo diretto” tra l’emergenza/urgenza, ovvero il ricovero in stroke-unit o in neurologia, e la neuroriabilitazione ospedaliera, ha incrementato gli esiti invalidanti dovuti in particolare agli ictus.

    Agli effetti diretti della pandemia è necessario aggiungere quelli indiretti, in particolare sui pazienti neurologici. Si pensi ai pazienti con ictus non dovuto al virus (circa duecentomila casi l’anno in Italia già prima del Covid-19): in questi casi, si sono rivelati determinanti il timore del contagio, che ha ritardato l’accesso a un pronto soccorso dotato di stroke-unit o la mancanza di posti letto in neurologia trasformati in reparti Covid-19.

    Un impatto meno noto, ma altrettanto significativo, si è avuto sulle persone colpite da disabilità di origine neurologica o da malattie neurodegenerative e demenze. L’isolamento, l’interruzione delle attività quotidiane e la lontananza dei familiari e dei caregiver hanno avuto pesanti ricadute, peggiorando sostanzialmente le condizioni pre-esistenti.

    Per esempio, in pazienti colpiti da demenza, come la malattia di Alzheimer, la difficoltà nel gestire la nuova situazione creata dalla pandemia, ha causato un peggioramento di sintomi neuropsichiatrici quali ansia, depressione e stress, mentre dal punto di vista neurologico/neuropsicologico ha accelerato la perdita di funzioni cognitive, come la memoria e la capacità di relazionarsi.

    Lo studio del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze del Santa Luci

    Al Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD) del Santa Lucia IRCCS, per esempio, è stato osservato un incremento delle cancellazioni di appuntamenti per prime visite e visite di controllo di pazienti con decadimento cognitivo. Nel periodo gennaio-aprile 2020, abbiamo registrato un calo del -66,7 delle prime visite e una riduzione del -77.4% delle visite di controllo, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    Un recente articolo pubblicato dalla rivista PLosONE ha evidenziato che il periodo di lockdown ha avuto un impatto significativo sul funzionamento cognitivo e sulla salute mentale degli individui. I dati hanno evidenziato un decremento di alcune capacità cognitive, importanti per assolvere ai compiti quotidiani, quali l’attenzione, l’orientamento temporale e le funzioni esecutive.

    Parallelamente è stato osservato un incremento della prevalenza di alcune manifestazioni clinicamente significative: depressione, disturbi d’ansia e del sonno, cambiamenti nell’appetito, e una ridotta libido. Per quanto riguarda queste manifestazioni, le donne sotto i 45 anni sono risultate essere maggiormente a rischio.

    -66,7% prime visite per decadimento cognitivo
    -77,4% visite di controllo

    Neurocovid: percorsi di neuroriabilitazione e progetti di ricerca

    Si sono rivolti al Santa Lucia IRCCS quei pazienti che, a causa dell’incremento dell’incidenza di ictus gravi dovuti direttamente e indirettamente al Covid-19, e anche altre infezioni a carico del sistema nervoso, hanno avuto necessità di intraprendere un percorso di neuroriabilitazione ospedaliera. A questi si sono aggiunti i pazienti che già erano in cura presso il CDCD che hanno subito un peggioramento della loro sintomatologia.

    In ragione di ciò, una parte dell’attività neuroriabilitativa è stata effettuata attraverso la teleriabilitazione, che offre al paziente la possibilità di interagire da casa con il terapista, integrando da remoto l’attività che non è possibile eseguire in ospedale. Questa modalità di intervento si è rivelata particolarmente efficace nel delicato ambito della neuroriabilitazione infantile, in cui l’interruzione anche per pochi mesi dell’attività logopedica e cognitiva può indurre a una regressione delle capacità acquisite.

    La teleriabilitazione è molto efficace coi bambini, a cui un’interruzione può far perdere anni di progressi.

    Il progetto Neurocovid-SIN

    Per misurare l’effettivo impatto di questi sintomi, nel maggio del 2020, la Società Italiana di Neurologia ha lanciato il progetto Neurocovid-SIN, uno studio osservazionale multicentrico italiano, retrospettivo-prospettico, che ha l’obiettivo di individuare i casi che si sono presentati con un esordio neurologico o con complicanze neurologiche in relazione al Covid-19.

    Il progetto si avvale di una scheda CRF elettronica (eCRF), con l’obiettivo di identificare possibili patologie neurologiche Covid-correlate e seguirle nel tempo, eventualmente per sviluppare, con successivi progetti, approfondimenti specifici per singole patologie. I dati ottenuti potranno essere confrontati e integrati con quelli disponibili presso altre società scientifiche italiane (che fanno riferimento a specialisti che si occupano di altre patologie), con altre società neurologiche europee o con i data-base regionali.

    Allo stesso modo, il 26 gennaio 2021, il National Institute of Health (USA) ha lanciato un’iniziativa analoga per raccogliere informazioni, dati e campioni biologici (sangue e altri tessuti) di pazienti colpiti da sintomi neurologici dovuti al Covid-19. L’intento dell’iniziativa statunitense è studiare e monitorare l’evoluzione del virus nelle varie fasi della pandemia, per favorire i ricercatori nella comprensione delle cause dei disturbi e, quindi, mettere a punto protocolli terapeutici mirati al ripristino delle funzioni sensoriali e soprattutto cognitive.

    Covid-19 e persone con disturbi cognitivi: la telemedicina e l’assistenza a distanza possono essere un valido aiuto.

    • Monitoraggio: mantenere il contatto con il medico anche attraverso valutazioni cognitive e funzionali online.
    • Stimolazione cognitiva: implementare protocolli di neuroriabilitazione cognitiva. Incentivare i pazienti a mantenere contatti (in via telematica) con parenti e conoscenti.
    • Attività fisica: mantenersi attivi anche attraverso l’utilizzo di app dedicate per la gestione e il monitoraggio dell’attività fisica. Eseguire, con il supporto telematico del medico o di un terapista, esercizi fisici adeguati alla propria condizione (attività fisica adattata).
    • Supporto psicologico al paziente e al caregiver: promuovere l’implementazione e
      l’utilizzo di supporti psicologici a distanza (che siano individuali o di gruppo) anche tramite l’attivazione di app o servizi dedicati.

    Bibliografia:

    • Ellul M. A., Benjamin L., Singh B., Lant S., Michael B. D., Easton A., Kneen R., Defres S., Sejvar J., Solomon T. (2020), «Neurological associations of Covid-19», Lancet Neurol., 19 (9):767-783. doi: 10.1016/S1474-4422(20)30221-0. Epub 2020 Jul 2. PMID: 32622375; PMCID: PMC7332267.
    • Fiorenzato E., Zabberoni S., Costa A., Cona G. (2021), «Cognitive and mental health changes and their vulnerability factors related to Covid-19 lockdown in Italy», PLoS One, Jan 27; 16 (1):e0246204. doi: 10.1371/journal.pone.0246204. PMID: 33503055; PMCID: PMC7840042.
    • Spalletta G., Porcari D. E., Banaj N., Ciullo V., Palmer K. (2020), «Effects of Covid-19 Infection Control Measures on Appointment Cancelation in an Italian Outpatient Memory Clinic», Front Psychiatry, Nov 30; 11: 599844. doi: 10.3389/fpsyt.2020.599844. PMID: 33329152; PMCID: PMC7733990.